Questo pamphlet, pubblicato nel 1880, è una critica ironica e graffiante dello sfruttamento e dell'alienazione, una vigorosa esortazione a ritrovare nell'ozio, inteso come tempo liberato dai ritmi produttivi, e nell'attività intellettuale le proprie potenzialità e la propria dignità di uomini.
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Nel suo celebre pamphlet "Il diritto all'ozio", pubblicato nel 1880, Paul Lafargue si scaglia contro la "strana follia" che si è impossessata delle classi operaie con l'avvento della società capitalista: l'amore per il lavoro, una passione che porta all'esaurimento delle forze vitali dell'individuo e della sua progenie.
Accolto positivamente da Karl Marx, di cui Lafargue aveva sposato la figlia, "Il diritto all'ozio" si configura come una critica ironica e graffiante dello sfruttamento e dell'alienazione, una vigorosa esortazione a ritrovare nell'ozio, inteso come tempo liberato dai ritmi produttivi, e nell'attività intellettuale le proprie potenzialità e la propria dignità di uomini.
Lafargue dipinge un ritratto pungente della società lavoratrice del suo tempo, alienata da ritmi estenuanti e dal paradosso di macchinari sempre più precisi e veloci che non portano a una riduzione delle ore di lavoro umane. Quasi si volesse competere con la macchina, afferma sarcasticamente l'autore.
L'ozio di cui parla Lafargue è l'otium latino, lo spazio del pensiero e della vita attiva, per una diversa operosità, per il libero sviluppo delle potenzialità umane represse dal dominio capitalistico.
"Il diritto all'ozio" è un'opera che ancora oggi è attuale, in un mondo in cui il lavoro sembra essere diventato un'ossessione, e in cui la tecnologia, anziché liberarci, ci costringe a lavorare sempre di più. Le parole di Lafargue ci invitano a riflettere sul valore del tempo libero, sulla necessità di ritrovare un equilibrio tra lavoro e vita, e sulla possibilità di vivere una vita più appagante e significativa.