Un'analisi lucida del dibattito economico e politico italiano del dopoguerra attraverso gli scritti di Federico Caffè. Il libro offre una prospettiva critica sul ruolo dello Stato, il neoliberismo e la difesa del welfare state.
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"La solitudine del riformista" di Federico Caffè, pubblicato da Bollati Boringhieri, offre una lucida analisi del dibattito economico e politico italiano del dopoguerra. In un contesto segnato dalla contrapposizione tra una retorica anti-"sistema" di sinistra e l'ascesa di un'ideologia neoliberale, Caffè difende con forza la necessità di un "buongoverno" ispirato a Keynes e Einaudi.
L'opera raccoglie una serie di interventi in cui emerge la nostalgia per un modello di sviluppo che sappia coniugare efficienza economica e giustizia sociale. Caffè rivendica "quel tanto di socialismo realizzabile nel capitalismo conflittuale", criticando le forze politiche e sindacali che sacrificano il bene comune alla ricerca del consenso.
La difesa dello "Stato del benessere" proposta da Caffè assume un valore particolare negli anni della crisi e della ristrutturazione economica. Il libro rappresenta una testimonianza storica preziosa sugli errori e le omissioni che hanno contribuito alle difficoltà del presente, offrendo spunti di riflessione per affrontare le sfide future.
"La solitudine del riformista" è un'opera fondamentale per comprendere il pensiero di Federico Caffè e il suo contributo al dibattito economico e politico italiano. Il libro offre una prospettiva critica sul presente e invita a riflettere sul futuro del nostro modello di sviluppo.
Il libro è ambientato nel contesto del dibattito economico e politico italiano del dopoguerra, con particolare attenzione agli anni della crisi e della ristrutturazione economica. Caffè analizza le trasformazioni del capitalismo e le sfide poste dalla globalizzazione, offrendo una prospettiva critica sulle politiche neoliberiste e sulla crisi dello Stato sociale.
Il protagonista principale del libro è Federico Caffè, economista e intellettuale italiano. Attraverso i suoi scritti e interventi, emerge la figura di un riformista solitario, impegnato a difendere i valori della giustizia sociale e del "buongoverno" in un contesto segnato dalla contrapposizione tra ideologie diverse.