Un'indagine storica sull'omicidio di Don Umberto Pessina e la successiva persecuzione giudiziaria contro il partigiano Germano Nicolini, ingiustamente accusato del delitto. Il libro ricostruisce un intricato caso di cronaca nera nell'Italia del dopoguerra, svelando complotti e dinamiche di potere che hanno portato alla condanna di un innocente.
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"Nome di battaglia Diavolo" di Frediano Sessi ricostruisce un intricato caso di cronaca nera e persecuzione giudiziaria nell'Italia del dopoguerra. Il 18 giugno 1946, don Umberto Pessina, parroco di San Martino Piccolo, viene brutalmente assassinato. L'omicidio scuote la comunità e innesca una serie di eventi che porteranno all'ingiusta accusa contro il partigiano Germano Nicolini, soprannominato "Diavolo", all'epoca sindaco di Correggio.
Il libro svela come giudici, sacerdoti, gerarchie ecclesiastiche e partiti politici abbiano contribuito a occultare la verità, sostenendo l'accusa contro Nicolini. L'autore analizza le dinamiche di potere e i pregiudizi ideologici che hanno portato alla condanna di un innocente, in un clima di paura e vendetta.
Sessi ricostruisce minuziosamente il contesto storico e sociale dell'epoca, offrendo una panoramica della situazione politica e religiosa dell'Emilia Romagna nel dopoguerra. Attraverso documenti inediti e testimonianze dirette, l'autore fa luce su una vicenda oscura e complessa, che ha segnato la storia del nostro paese.
L'ambientazione principale è l'Emilia Romagna del dopoguerra, una regione segnata da profonde divisioni politiche e sociali, dove la memoria della Resistenza si scontra con le nuove dinamiche del potere.